Strumento gratuito · Date e scadenze
Trenta giorni data fattura e trenta giorni fine mese non sono la stessa cosa: la differenza può superare le quattro settimane. Questo calcolatore applica il termine corretto, segnala se la scadenza cade in un giorno non lavorativo e ricorda da quando decorrono gli interessi di mora.
Risultato
Scegli la data della fattura per calcolare la scadenza.
Due modi di contare
Il termine data fattura è il più lineare: i giorni si contano dalla data del documento. Una fattura del 3 marzo a 60 giorni data fattura scade il 2 maggio.
Il termine fine mese sposta invece il punto di partenza all'ultimo giorno del mese di emissione. La stessa fattura del 3 marzo, a 60 giorni fine mese, parte dal 31 marzo e scade il 30 maggio: ventotto giorni in più. È la modalità preferita da chi acquista, perché consente di raggruppare i pagamenti in poche date fisse.
La differenza è tanto più ampia quanto più la fattura è datata a inizio mese. Su una fattura del 1° del mese lo scarto arriva a trenta giorni pieni: un dettaglio che in fase di trattativa vale quanto uno sconto.
Fattura del 3 marzo
Ventotto giorni di differenza sullo stesso documento, solo per come è formulato il termine di pagamento.
Verifica l'accordoIl termine deve risultare dalle condizioni contrattuali o dall'ordine, non dalla sola dicitura in fattura. In mancanza di accordo si applica il termine legale di trenta giorni.
Che cosa prevede la norma
| Situazione | Termine | Riferimento |
|---|---|---|
| Transazioni tra imprese, senza accordo | 30 giorni dal ricevimento della fattura | D.Lgs. 231/2002 |
| Transazioni tra imprese, con accordo | fino a 60 giorni | D.Lgs. 231/2002 |
| Oltre 60 giorni | solo con accordo scritto non gravemente iniquo | D.Lgs. 231/2002 |
| Pubblica Amministrazione | 30 giorni | D.Lgs. 231/2002 |
| Enti del servizio sanitario nazionale | 60 giorni | D.Lgs. 231/2002 |
| Prodotti alimentari deteriorabili | 30 giorni, non derogabili | normativa di settore |
Interessi automaticiNelle transazioni commerciali gli interessi di mora decorrono automaticamente dal giorno successivo alla scadenza, senza bisogno di sollecito o di messa in mora. Il tasso è quello di riferimento della BCE maggiorato di otto punti percentuali, e al creditore spetta anche un rimborso forfettario di 40 euro per ciascuna fattura, a titolo di costi di recupero.
Qualche accorgimento
Il termine deve risultare dalle condizioni contrattuali, non solo dalla fattura. In mancanza vale il termine legale di trenta giorni.
Un solleciti tempestivo è molto più efficace di uno tardivo. Tenere sotto controllo lo scadenzario è la prima difesa della liquidità.
Gli interessi di mora e il rimborso di 40 euro sono dovuti per legge: rinunciarvi per prassi indebolisce la posizione anche per il futuro.
Un'ultima avvertenza contabile: la data di scadenza riguarda l'incasso, non l'IVA. L'imposta segue il momento di effettuazione dell'operazione e la data di emissione della fattura, quindi va liquidata e versata anche se il cliente non ha ancora pagato. L'unica eccezione è il regime dell'IVA per cassa, che rinvia l'esigibilità al momento dell'incasso ma va espressamente scelto e comporta la stessa regola sugli acquisti.
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Domande frequenti
Contenuto e calcoli a scopo informativo, aggiornati alla normativa vigente nel 2026. Gli importi ottenuti sono stime: la normativa è soggetta a modifiche e ogni situazione ha le sue specificità. Per il tuo caso concreto affidati sempre a un professionista: contatta Contabilità Fiscale per una consulenza dedicata o per un preventivo di contabilità senza impegno.