E-commerce, aprire partita IVA e vendere online in Italia

E-commerce: come aprire una partita Iva, quali sono gli adempimenti fiscali e i costi per aprire un negozio online?

E-commerce, aprire partita IVA e vendere online in Italia

La vendita di beni in ecommerce è considerata dall'Amministrazione Finanziaria come un'attività commerciale. Questo significa che il suo esercizio abituale richiede necessariamente l'apertura di una partita Iva.

Contabilità Fiscale. Tutto quello che bisogna sapere riguardo il commercio elettronico, denominato comunemente E-commerce: aspetti fiscali e amministrativi, come si opera su Amazon FBA e in dropshipping senza avere il timore di avere contenziosi con l'Agenzia delle Entrate e dedicarsi a sviluppare il proprio business online, anche in affiancamento a un negozio fisico.

  

E-commerce online, serve Partita IVA?

La vendita online è diventata quasi un obbligo anche per chi ha già un'attività ben avviata, con uno o più sedi fisiche, e il periodo in cui abbiamo vissuto fino a qualche tempo fa ha ulteriormente dimostrato che questa tendenza sia qualcosa di concreto.
Se un'attività è costretta a chiudere la sede fisica per due mesi, la conseguenza è quella di non avere più nè clienti, nè entrate e, in qualche caso, a rischio fallimento.
Affiancare il commercio elettronico a quello tradizionale può salvare dalla bancarotta e addirittura far acquisire più clientela.
Anche i principianti che vogliono impegnarsi in questo tipo di attività saranno felici della possibilità non solo di trovare lavoro, bensì di poter operare direttamente dalla propria casa.
Così facendo, si possono conciliare famiglia e guadagni in caso di lavoro principale, oppure creare un guadagno "extra".
Tuttavia, molte persone ignorano totalmente gli obblighi che il Fisco italiano impone a chi intraprende la strada dell'e-commerce, molte volte con conseguenze veramente onerose.
Purtroppo, in Italia anche se si inizia con Amazon FBA o praticando il dropshipping o drop ship, si devono adempire obblighi fiscali e amministrativi in modo che l'Agenzia delle Entrate non dia problemi.
In primis, il nodo da sciogliere è chiarire quando bisogna assolutamente aprire una Partita IVA.


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Negozio online, requisiti e obblighi in Italia

La definizione italiana della parola inglese e-commerce è quella di vendita di un prodotto o un servizio servendosi della tecnologia informatica, ovvero mediante Internet attraverso varie modalità che possono essere una pagina web propria, dei siti appositi di vendita/aste online o anche attraverso dei social network.
La legge che regola il commercio elettronico è il d.lgs. n. 114/98 proposta dal politico Pier Luigi Bersani e poi approvato.
Questo decreto stabilisce che questo tipo di attività sia equiparabile a quella della vendita al dettaglio, in quanto è la naturale evoluzione e adeguamento delle vendite per corrispondenza, vendita su catalogo e vendita tramite annunci pubblicitari in TV , radio o altri mezzi di comunicazione.
Non ci vuole molto a capire che chi vuole intraprendere questa carriera deve essere a conoscenza di certi obblighi burocratici e fiscali.
Il primo passo da compiere appena si arriva alla decisione di intraprendere un'attività di commercio online è quella di comunicarne l'apertura al Comune di residenza (se si tratta di persona fisica) o della sede legale della stessa, di questo se ne occuperà Contabilità Fiscale
Una volta data comunicazione, si aspettano 30 giorni dal ricevimento della stessa e poi si può aprire il proprio business.
Capita a volte che gli organi competenti richiedano delle autorizzazioni aggiuntive, pertanto, prima della compilazione di ogni tipo di modulo, chi vorrà aprire un negozio online dovrà chiedere informazioni in merito al settore dei prodotti dello stesso, denominato "merceologico", sarà compito di Contabilità Fiscale occuparsi di questi adempimenti, se necessari.
Esempi comuni di autorizzazioni obbligatorie si hanno nella vendita di alimenti, di armi da fuoco o di prodotti combustibili.
Oltre ad esse, si devono tenere conto di eventuali autorizzazioni sanitarie e certificazioni HACCP. Al comma 2 dell'articolo 5 vengono approfonditi i requisiti minimi professionali e personali per ogni categoria merceologica.
 

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Apertura Partita IVA, i passaggi fondamentali.

Ci sono tre fasi per avere la Partita IVA e vendere online beni e/o servizi. In primis, bisogna definire l'attività che si vuole intraprendere identificando la stessa con il codice ATECO, un codice composto da caratteri alfanumerici.
E' diventata consuetudine identificare questa tipologia di attività commerciale con il codice ATECO 47.91.10 in quanto definisce il commercio al dettaglio di prodotti via Web, anche se ci sono delle eccezioni. La consulenza di Contabilità Fiscale sarà la chiave per categorizzare l'attività, ma anche per adempiere agli obblighi come la richiesta delle autorizzazioni, di concessioni e di documentazioni obbligatorie prima di aprire la propria ditta virtuale.
Inoltre, il codice ATECO determina non solo la gestione imprenditoriale, bensì anche le deduzioni e le agevolazioni che si possono richiedere in ambito fiscale.
Altro fattore fondamentale è scegliere la forma giuridica: si può scegliere di costituire una ditta individuale, una società di persone (SAS, SNC), o società di capitali (SAPA, SPA, SRL).
La differenza tra le varie categorie dipende dalle responsabilità legali, dai benefici fiscali di cui si ha diritto, dalle dimensioni dell'organizzazione stessa ( cambia se ci si mette in gioco da soli o con altre persone), da quanto capitale si vorrà investire e così via.
Si continua con la scelta del regime fiscale: il Belpaese ha due regimi fiscali chiamati forfettario e ordinario.
Il primo è destinato a chi ha optato per una ditta individuale, mentre il secondo è obbligatorio per le società.
I lavoratori autonomi non sono obbligati a comunicare la scelta all'Agenzia delle Entrate, a differenza degli altri casi.
Tra tutti, il regime fiscale determina il versamento o meno dell'imposta sul valore aggiunto allo Stato.
Dopo aver portato a termine i passaggi precedenti, arriva il momento per l'imprenditore di occuparsi delle questioni formali.
Si deve presentare al SUAP del Comune di residenza o della sede legale della società la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività).
Questo significa che, in caso che ci sia già presente un negozio fisico e si abbia già Partita IVA, si debba ripresentare la comunicazione indicando la presenza del negozio virtuale di affiancamento.
Si deve compilare non solo in caso di inizio di un'attività produttiva, bensì anche in caso di modifica o chiusura della stessa.
Dopodichè, si procede con l'iscrizione all'INPS e al Registro delle Imprese.
 

Vendita Online, Partita IVA sempre obbligatoria?

Il commercio elettronico fa parte delle attività commerciali, pertanto, se viene svolto in modo continuativo e normale, esiste l'obbligo dell'IVA, specialmente se si è creata o si vuole creare nel tempo una organizzazione tale da denominarsi impresa.
Tuttavia, esistono casi specifici in cui non c'è questo obbligo per il negoziante online, ossia quando l'attività è compiuta in maniera occasionale.
Ad esempio, la maestra o lo studente universitario che impartiscono delle ripetizioni di determinate materie.
Questo è un servizio che non viene considerato lavoro principale, a patto che l'ammontare dei compensi di un intero anno solare non superino la soglia dei 5000 Euro e che l'opera o il servizio non venga erogato per più di 30 giorni allo stesso committente.
Questo è un punto da tenere in evidenza: il limite di 5000 Euro non è il solo fattore decisivo per l'apertura della Partita IVA.
Qualora l'attività di vendita via Internet viene considerata abituale, quindi il soggetto in questione si applica in maniera costante allo scopo di incrementare il suo business, ha l'obbligo di aprire Partita IVA anche se non sta guadagnando nulla.
Altro fattore determinante è anche il modo in cui si esercita tale attività in caso di vendita di beni o di servizi online.
Ad esempio, se si vuole vendere la cucina vecchia perchè si è comprata una nuova e si posta l'annuncio su portali specifici come Ebay o Subito.it, in quanto attività da considerarsi sporadica, però da regolare con una ricevuta non fiscale e soprattutto con la tracciabilità dei pagamenti.
Diverso il discorso se si vogliono vendere costantemente pezzi di arredamento e complementi di arredo.
In questo caso, l'attività è considerata commerciale e viene paragonata il tutto e per tutto a un negozio reale, quindi è obbligatoria l'apertura della Partita IVA.
 

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AMAZON FBA e dropshipping, obblighi fiscali

Abbiamo già parlato della possibilità di vendita in uno dei tanti marketplace presenti sul Web, e Amazon non è da meno.
L'e-commerce più famoso a livello mondiale dà la possibilità a coloro che vogliono vendere i propri prodotti gestendo la logistica con le funzioni FBA, o semplicemente inserendo gli stessi all'interno della vetrina.
Con la sigla FBA si intende semplicemente la logistica messa a disposizione dallo stesso portale: chi aderisce al servizio invia i prodotti dal fornitore alla logistica di Amazon in modo diretto, evitando i costi di magazzino e di spedizione che, di solito, ricadono sulla clientela e fanno incrementare il prezzo finale.
Anche in questo caso l'attività viene considerata primaria, organizzata e operante in maniera continuativa, nonostante non abbia un magazzino proprio in cui gestire gli ordini.
Il suggerimento è di ponderare molto bene se aderire o meno a questo servizio erogato da questo sito di vendita online, in quanto gli obblighi fiscali sono da rispettare anche nel caso in cui si voglia vendere anche un solo bene.
Stesso discorso per quanto riguarda il regime di dropshipping: questa soluzione è quella più usata in quanto permette di investire anche un capitale molto basso e non si ha la possibilità di poter avere o tenere sotto controllo un magazzino proprio.
Questa tipologia di commercio elettronico consiste nell'inserire nel proprio e-store o in un marketplace determinati prodotti, pur non avendoli fisicamente nella sede legale o in un magazzino.
Sarà il fornitore con cui l'imprenditore sarà in contatto a spedire gli stessi una volta che riceverà l'ordine da parte della clientela.
Il cliente dovrà solo selezionare i vari beni, terminare la transazione aggiungendo dati di pagamento e indirizzo di spedizione della merce.
Inutile sottolineare che essa è considerata attività commerciale a tutti gli effetti e il titolare è obbligato a possedere Partita IVA.
 

Vendere online, regole di fatturazione.

A differenza dei negozi fisici, le persone impegnate in attività di e-commerce non hanno l'obbligo di emettere ricevuta, basterà solo avere traccia di tutte le transazioni avvenute mediante strumenti elettronici e sistemi di pagamento tracciabili.
Tuttavia, in Italia vige l'obbligo della fatturazione elettronica dal 1 gennaio 2018 e molti commercianti, avendo anche un negozio fisico, preferiscono emettere documento fiscale elettronico, anche perchè dal 1 gennaio 2020 vige l'obbligo di trasmissione dei corrispettivi al Fisco anche per chi ha dei ricavato una cifra minore di 400mila Euro.
Chi è titolare del negozio online dovrà impegnarsi a registrare tutte le transazioni avvenute (chiamate corrispettivi giornalieri), annotando gli incassi della giornata come se fosse un negozio reale.
Sul totale, si dovrà stornare l'IVA e procedere al versamento allo Stato entro le scadenze previste: l'ago della bilancia sarà il regime fiscale.
Chi è in regime forfettario ha l'esonero del versamento dell''imposta, col grande vantaggio di non addebitarla al cliente finale.
 

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Commercio online all'estero: vendita e acquisto beni in UE.

Il maggiore vantaggio dell'apertura di un negozio virtuale su Internet è quello di far conoscere i propri prodotti o servizi a livello mondiale, quindi la possibilità concreta di vendere al di fuori dell'Italia.
In questo caso, le operazioni si dividono in extracomunitarie e intracomunitarie.
Per quanto riguarda la seconda categoria, si intendono tutte le operazioni tra due soggetti residenti in due Paesi UE diversi che riguardano l'acquisto o la vendita di determinati beni , ovvero prestare dei servizi o il ricevimento degli stessi sempre nell'ambito dell'UE.
Nel caso della vendita di beni a livello intracomunitario, l'IVA dovrà essere assolta dal Paese di destinazione qualora la cessione sia tra operatori economici o B2B, mentre in caso di consumatori privati (B2C), l'IVA dovrà essere assolta nel Paese di origine.
Può capitare che l'operazione sia non imponibile a livello soggettivo od oggettivo.
Nel primo caso, entrambi i soggetti devono avere Partita IVA ed essere residenti in due diversi Stati UE iscritti alla banca dati delle Partite IVA europee, mentre nel secondo caso, si deve comprovare la transazione e quindi il trasferimento di proprietà del bene dietro compenso.
Esiste anche il requisito della territorialità: significa che il bene dovrà essere esportato fisicamente al di là dei confini territoriali mediante relativa certificazione ( documento di trasporto, certificato di assicurazione della spedizione, contratto di spedizione e simili).
La mancanza di uno solo di questi requisiti comporterà l'applicazione dell'IVA in fattura e non potrà riportare la dicitura seguente:

"operazione non imponibile ai sensi dell'art art. 41 D.L. 331/1993"

Diverso il discorso se si parla di comprare prodotti nei Paesi UE: gli acquisti intracomunitari seguono le regole del regime italiano IVA.
L'imprenditore italiano che riceverà la fattura senza IVA dovrà pertanto procedere alla numerazione della fattura del fornitore comunitario e integrare l'ammontare dell'imposta sul valore aggiunto secondo l'aliquota in vigore per quella operazione specifica ( REVERSE CHARGE); procedere al registro del documento fiscale sia nel registro delle fatture ricevute, sia in quello delle fatture emesse ( al fine di poter procedere a liquidare l'imposta).
 

IVA: acquisto e cessione di servizi in UE

 Di norma, in questo caso si procede alla tassazione del Paese in cui si consuma l'operazione. Si parla di B2B quando l'operazione è intercorsa tra soggetti IVA con residenza in diversi Stati Europei: in questo caso, l'imposta la determina il Paese di residenza di chi richiede il servizio.
Mentre nel caso dei B2C, l'operazione viene erogata a soggetti senza Partita IVA e quindi l'imposta sarà determinata dal luogo di residenza di chi presta il servizio.
In caso di un cosiddetto committente passivo IVA con residenza in altro Paese UE, il soggetto italiano emetterà fattura senza applicare l'imposta, ma con l'obbligo di trascrivere questa dicitura:

"Reverse Charge ai sensi dell'art. 7-ter del Dpr 633/72".

Se la cessione di un servizio è destinata a un consumatore finale, la stessa verrà tassata nel paese di residenza di chi presta il servizio, seguendo la relativa normativa IVA.
Se il servizio è ricevuto da un fornitore situato in un determinato Paese Europeo, il fornitore del servizio deve emettere una fattura che non include l'IVA ma con la dicitura sopra riportata.
Quando la controparte riceverà la fattura, dovrà integrarla con l'aliquota italiana e registrare il documento fiscale e l'imposta, come nel caso della fattura di acquisto di beni intracomunitari.
 

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