1. 1 aprile 2019
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Il regime forfettario rappresenta l’unica risorsa che, in base alla normativa vigente in materia, consente di aprire una Partita IVA con regime agevolato. A partire dall’1 gennaio del 2019 entrerà in vigore il nuovo regime forfettario, un regime che al proprio interno prevede un vasto e variegato insieme di variazioni che, messe insieme tra loro, differenziano nettamente quest’ultimo da quelli che erano i regimi forfettari precedentemente vigenti.

Una delle novità che balza immediatamente all’occhio è legata ad un innalzamento dell’asticella che concerne, ed andrà quindi ad interessare, i ricavi con conseguente eliminazione di alcuni limiti, tra cui quello che ammontava a 5000 euro per i compensi pagati ai dipendenti ed il limite di 20000 euro per le spese derivanti dall’acquisto di beni strumentali


I connotati

In base a ciò che stato affermato nel precedente paragrafo, il nuovo regime forfettario ha condotto alla nascita di molteplici novità. Novità, queste di cui ci si sta accingendo a parlare, che hanno toccato anche i requisiti minimi per accedere a codesto regime. Ma, scendendo maggiormente nel particolare, quali sono i requisiti minimi da soddisfare?

In seguito una breve carrellata a proposito:
– possono accedere al regime forfettario 2019 le persone fisiche esercenti attività di impresa le quali abbiano percepito ricavi che non sorvolino determinati limiti. I limiti di cui si sta facendo menzione, per effetto della Legge di Bilancio 2019, sono stati soggetti ad importanti variazioni. A tal proposito, come in precedenza accennato, il limite è stato innalzato fino a 65000 euro, sostituendo totalmente quelli precedenti, ammontanti a 25000 ed a 50000, a loro volta diversificati tenendo in stretta considerazione il cosiddetto codice Ateco. Quest’ultimo consiste in una combinazione alfanumerica che consente di identificare una specifica attività economica. Qualora vengano esercitate due attività distinte tra loro, marchiate quindi da due differenti codici Ateco, viene preso in considerazione il ricavo più alto correlato alle attività esercitate;
– può inoltre accedere al regime forfettario 2019 chi abbia intrapreso spese che non superino i 5000 euro sia per lavori accessori, sia per i lavoratori dipendenti o collaboratori. Comprese all’interno di questo conteggio devono comparire anche le cifre elargite che prenderanno la forma di guadagno derivante dalla partecipazione degli associati;
– sono stati eliminati dal regime forfettario 2019 il limite di spesa di 5000 per lavori accessori, quello di 20000 euro per l’acquisto di beni strumentali e quello 30000 euro per i redditi derivanti da lavoro dipendente;
– chi decide di fruire del regime forfettario 2019 non avrà l’obbligo di presentare fattura elettronica;
– non può accedere al regime forfettario 2019 chi controlla, sia in maniera diretta che in maniera indiretta, società a responsabilità Limitata o associazioni in partecipazione che esercitano attività direttamente o indirettamente riconducibili a quelle espletate dal soggetto in forfait;
– non può accedere inoltre al regime forfettario 2019 chi partecipa ad associazioni, società di persone o imprese a conduzione familiare;
– vi è infine il divieto di svolgere in prevalenza una attività eseguita nei confronti del proprio datore di lavoro o di un altro soggetto che lo è stato per i due anni antecedenti o, in alternativa, un soggetto rimandabile a questi ultimi.


La dicitura in fattura

A proposito di fattura, opportuno per i contribuenti titolari di Partita IVA è conoscere a fondo quelle che sono le regole su come impostare la fattura, a partire dalla dicitura corretta da immettere. In quello che era il vecchio regime dei contribuenti minimi, il soggetto era obbligato ad indicare la Legge Finanziaria 2008, così come doveva indicare in seguito le variazioni che hanno alterato via via i connotati della sua versione originaria.

In maniera molto simile, il regime forfettario vuole che venga riportata una specifica dicitura che indichi sia la normativa di base sia gli interventi correttivi successivamente decisi. Tanto per voler citare un caso prettamente esemplificativo, una dicitura che potrebbe limpidamente risaltare il regime forfettario di cui il contribuente ha usufruito è quella che segue: “operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, commi da 54 ad 89, della Legge numero 190/2014 così come modificato dalla Legge n.204/2015. Si richiede la non applicazione della ritenuta alla fonte a titolo d’acconto ai sensi dell’artocolo 1, comma76, della Legge n.190/2014”


Ritenuta d’acconto: sì o no?

I titolari di Partita IVA che emettono regolare fattura nel rispetto del regime forfettario vigente non hanno l’obbligo di asservire i guadagni fatturati alla cosiddetta ritenuta d’acconto. Questo contrariamente a quella che era la normativa precedentemente valida, nella quale i contribuenti minimi dovevano immettere fattura assoggettando il guadagno ad una ritenuta d’acconto pari, in percentuale, al 20%.

Fino alla data del 31 dicembre 2011, l’aliquita del 20% era uguale per tutti, determinando per tutti questi soggetti una sorta di credito costante, con probabilità di insorgenza di situazioni in cui un contribuente non soggetto ad alcun costo da porre in detrazione era colpito da un imponibile fiscale pari a zero. Un regime introdotto nell’annualitò 2012 ma abrogato per opera della Legge di Stabilità 2016 aveva portato l’imposta sostitutiva al 5%, in maniera tale che anche per ciò che riguardava i contribuenti minimi doveva essere programmata una certificazione unica.

Particolare che, contrariamente a quello che si potrebbe erroneamente credere, è un aspetto dal quale non è distogliere lo sguardo, è costituito dalla comunicazione che un professionista a cui è stato appena conferito un incarico deve fornire alla controparte. Questa comunicazione deve esplicitamente indicare la non sottomissione ad alcuna ritenuta d’acconto. Lo scopo principale di tale comunicazione è quello di non comportare disordine in quelli che sono assolvimenti che il committente deve mettere in atto.


Marca da bollo e funzionamento.

Per i possessori di Partita IVA, che fanno già parte del regime forfettario, la fattura da emettere è la solita:


– non essendo oggetto di ritenute alla fonte sui guadagni, il soggetto del regime forfettario dovrà redigere una specifica dichiarazione dalla quale dovrà risultare che le somme costituenti il reddito sono sotto la giurisdizione dell’imposta sostitutiva. Da riportare all’interno della fattura in questione è quanto segue: “operazione senza applicazione della ritenuta alla fonte a titolo di acconto ai sensi dell’articolo 1, comma 67, della Legge n.190/2014”;
– nella fattispecie in cui vengano poste in essere cessioni intracomunitarie, anche codesto dato dovrà essere correttamente riportato nella fattura: “l’operazione non costituisce cessione intracomunitaria ai sensi dell’articolo 41, comma 2-bis, del DL 30 agosto 1993, n.331”;
– per compere di beni o servizi intracomunitarie che abbiano superato il limite di 10000 euro, il contribuente sarà tenuto ad aggiungere la fattura che gli è stata rilasciata dal venditore intracomunitario;
– nell’ipotesi in cui venga effettuata una prestazione di servizi di resa nei confronti di un qualsiasi committente, che sia anche soggetto passivo e che si trovi in un altro Paese facente parte dell’Unione Europea, il contribuente soggetto al regime forfettario deve rilasciare una fattura priva di addebito di imposta;
– sulla superficie della fattura regime forfettario deve essere collocata una marca da bollo di 2 euro. Marca da bollo, questa, a carattere obbligatorio se l’importo risulti essere maggiore di 77,27 euro. Questa imposta di bollo va assolta acquistando un contrassegno telematico o come gergalmente può essere definita, una marca da bollo. Marca da bollo che è obbligatoria perché le operazioni sulle quali questa viene attuata non sono soggette ad IVA. Sono, al contrario, esenti da imposta da bollo tutte quelle fatture che riguardano gli acquisti intracomunitari, comprese quelle in cui il forfettario risulta essere debitore dio IVA, come nel meccanismo di inversione contabile.


Fac Simile

Per una maggiore completezza di informazione, cosa buona e giusta è riportare in seguito quello che è un esempio di fattura.

Un fantomatico signor Pinco Pallino, titolare di Partita IVA, verrà posto ad oggetto di questo caso puramente illustrativo.
-Signor Pinco Pallino
Piazza Galimberti n 12
12100 CUNEO (CN)
CF/PI 00000000000

-Spettabile Azienda Pinco Pallino

-Fattura numero 18 del 05/06/2019

-Servizi resi per il vostro conto nel periodo di maggio 2019

-Totale imponibile: 300 euro

-Totale fattura: 300 euro

-Operazione effettuata ai sensi dell’aryticolo 1, commi da 54 ad 89, della Legge n.190/2014 cos’ come modificato dalla legge numero 208/2015

-Si richiede la non applicazione della ritenuta alla fonte a titolo d’acconto ai sensi dell’articolo 1, comma 67, della legge numero 190/2014

-Imposta da bollo da 2 euro assolta sull’originale per importi maggiori di 77,47 euro.


Regime forfettario per acquisti intracomunitari.

Il contribuente italiano che acquista beni o servizi intracomunitari deve eseguire i seguenti adempimenti:
1) iscriversi al VIES;
2) presentare il modello Intrasat;
3) integrare l’iva per e fatture intracomunitarie;
4) versare e liquidare l’IVA entro il giorno 16 del mese seguente quello dove è stata effettuata l’operazione;
5) emettere fattura per acquisti intracomunitari o esteri, correlandola questa aliquote e relative imposte.

Scritto da

Massimo - Consulente